Washington accusa il Messico di servire da snodo per il trasbordo di merci cinesi
A metà agosto 2026, un rapporto della Casa Bianca ha classificato il Messico tra i principali snodi mondiali del trasbordo di merci cinesi verso gli Stati Uniti, una pratica che permette ai prodotti cinesi di eludere i dazi doganali americani cambiando origine dichiarata durante il percorso. Il paese figura ora tra le economie più sorvegliate, a pochi mesi dalla revisione dell'accordo nordamericano.
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Pubblicato a metà agosto 2026 dai servizi della Casa Bianca incaricati del commercio, un rapporto intitolato la grande frode del trasbordo individua una quarantina di economie che servono da snodo per merci cinesi che cambiano rotta, documentazione, imballaggio, o subiscono una trasformazione minore, per entrare negli Stati Uniti sotto un'altra origine dichiarata. Il Messico figura nel gruppo più sorvegliato, insieme al Canada, all'Unione europea, all'India e al Giappone, economie con forte capacità di esportazione e accesso preferenziale al mercato americano.
Il rapporto stima in circa 67 miliardi di dollari le merci trasbordate dalla Cina via il Messico, l'India e il Vietnam nel 2025, per circa 28 miliardi di dollari di dazi doganali americani non riscossi secondo le sue stime. Cita in particolare il corridoio industriale Guanajuato Querétaro come punto di transito potenziale per motori elettrici e trasformatori, componenti sensibili per l'industria americana installata a Milwaukee, Cleveland, Toledo e Phoenix.
La posta in gioco risiede nel divario tariffario: un prodotto cinese non preferenziale sostiene un dazio medio prossimo al 50% al suo ingresso negli Stati Uniti, contro un'aliquota prossima a zero se dichiarato come originario del Messico ai sensi dell'accordo nordamericano. Il rapporto propone uno strumento di verifica assistito dall'intelligenza artificiale, per incrociare le rotte dichiarate, l'origine indicata e la capacità reale di produzione delle fabbriche messicane. Si inserisce nel contesto della revisione dell'accordo nordamericano prevista nel 2026, che rimette in discussione la credibilità delle regole d'origine messicane.
Per un importatore che fa assemblare o finire componenti cinesi in Messico prima di una riesportazione verso gli Stati Uniti, il rischio non è più soltanto teorico: un semplice reimballaggio o una trasformazione minore non bastano più a garantire il trattamento preferenziale nordamericano, ed espongono a un controllo a posteriori, a un rifiuto d'origine e a dazi retroattivi.
Cosa cambia per un importatore
Per un cliente che prevede una fase di assemblaggio o di finitura in Messico per componenti acquistati in Cina, questo rapporto annuncia un controllo rafforzato dell'origine reale delle merci all'ingresso negli Stati Uniti. Documentiamo la trasformazione effettivamente realizzata, nomenclatura, valore aggiunto, dossier di fabbricazione, prima di ogni impegno, affinché l'origine dichiarata resista a un controllo, senza mai sostituirci al dichiarante doganale del cliente né garantire una qualificazione d'origine che spetta all'autorità doganale competente.
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